Giornata del laureato

Giornata del laureato

Giovedì 8 maggio 2014 alle ore 16.00 l'Aula Magna del Rettorato ha ospitato in occasione dei 711 anni dall'istituzione dello Studium Urbis, la seconda edizione della Giornata del laureato, manifestazione organizzata dall'Associazione Alumni NoiSapienza e promossa dalla Fondazione Roma Sapienza e dalla Sapienza Università di Roma. 
L'obiettivo di NoiSapienza è quello di sostenere l'eccellenza della nostra Università, creare una efficiente rete di job placement e uno spazio di condivisione di conoscenze ed esperienze tra generazioni di Alumni.
Durante la cerimonia, infatti, sono stati insigniti di un riconoscimento speciale i 400 migliori laureati che hanno concluso gli studi nell'anno accademico 2012/2013 distinguendosi per i loro meriti accademici, culturali, sociali e sportivi. I premiati, inoltre, potranno accedere ad un percorso riservato di orientamento al lavoro, workshop e seminari progettato da Brain at Work.
L'orchestra MuSa Classica ha aperto la giornata con un concerto diretto dal Maestro Francesco Vizioli.
E' intervenuta la Presidente della Camera Laura Boldrini con una prolusione dal titolo "L'Università nella sfida della globalizzazione del sapere".
"Sono molto lieta di partecipare alla "Giornata del laureato" organizzata dall'Associazione Alumni. Ringrazio quindi la Fondazione Roma Sapienza per l'invito rivoltomi. Saluto i tanti giovani laureati oggi qui presenti per avere conseguito risultati di eccellenza nel corso dei loro studi. Trovo giusto e utile che questa bella occasione di incontro sia dedicata proprio a loro. E' giusto, perché dà un riconoscimento pubblico all'impegno, e talvolta alla fatica, che lo studio comporta.
Ed è utile, perché anche così si sottolinea quanto lo studio conti: nonostante la cappa di scetticismo che spesso sentiamo gravare, nonostante analisi preoccupanti sul blocco del cosiddetto "ascensore sociale", i dati stanno a confermare che chi ha conseguito un titolo di studio elevato riesce ancora ad avere opportunità di lavoro maggiori e migliori di coloro che si sono fermati prima. Mi fa piacere metterlo in evidenza a maggior ragione qui, in un ateneo pubblico, perché soprattutto l'università pubblica - in considerazione della sua accessibilità - è un ingranaggio essenziale di quell' "ascensore" che per la mia generazione ha funzionato efficacemente, e che oggi non possiamo rassegnarci a vedere fermo, se alla parola "democrazia" attribuiamo un contenuto sostanziale e non le rendiamo solo un omaggio formale.
Oggi sono qui in qualità di ex-studentessa di questa Università, e la cosa mi emoziona non poco, credetemi. Avere frequentato la Sapienza (in tempi ormai lontani, purtroppo) è per me un motivo di grande orgoglio. Non devo spiegare a voi quale fase speciale della vita sia quella che state vivendo, voi che avete - come ho avuto io - la fortuna di fare questa esperienza. Sì, la fortuna, non uso per caso la parola, vista la bassa percentuale di laureati che ancora caratterizza la nostra società e la nostra economia. Sono questi gli anni in cui facciamo gli incontri decisivi (in vari possibili sensi, non voglio intromettermi nel vostro privato…), diamo forma alle nostre convinzioni, proviamo a far sì che le nostre passioni diventino il nostro lavoro di domani. A me oggi, da protocollo, toccherebbe svolgere una sorta di prolusione accademica. Ma nella parte non sarei a mio agio, e immagino che non vi dispiacerete troppo se ve la risparmio. Le poche considerazioni che farò preferisco prenderle dalla mia esperienza personale, dagli anni trascorsi qui, e riflettere così insieme a voi sul senso che può avere oggi frequentare una grande università come questa.
Sono nata e cresciuta nelle Marche. Ero una "fuorisede", come si diceva allora e forse ancora oggi. Venire a fare l'università alla Sapienza ha significato per me l'incontro con la grande città, e con questa vera e propria "città nella città" che è la Sapienza: un momento di crescita, di formazione umana ed intellettuale che ha lasciato dentro di me un'impronta indelebile. Un arricchimento che si alimentava anche attraverso la conoscenza di altri mondi, altri paesi e culture, sia in Europa che fuori. Poi le mie scelte professionali mi hanno portato a lavorare per organizzazioni internazionali, anche nelle aree più disagiate del mondo. Credo che un percorso simile sia stato fatto da tanti uomini e donne che hanno studiato qui, e magari qualcuno o qualcuna tra voi che mi state ascoltando lo coltiva come progetto di lavoro e di vita. Sono convinta che questa sarà una delle principali vocazioni della Sapienza anche in futuro: fare da grande nodo di smistamento della conoscenza, da hub dei saperi in grado di attrarre giovani da ogni parte d'Italia e auspicabilmente del mondo, per poi restituirli secondo traiettorie professionali che saranno sempre più personalizzate.
E qui sta la prima grande sfida, per voi che siete agli inizi del vostro impegno nel mondo del lavoro e della ricerca. Nel futuro l'occupazione di qualità sarà sempre meno assorbita da mansioni standardizzate e generaliste: sarà invece richiesta la capacità di mettere insieme competenze avanzate. Con il venir meno di percorsi di carriera precostituiti, diventerà ancor più difficile e rischioso affrontare il mare aperto delle nuove professioni. Certo, una bussola ve la può fornire la vostra stessa università, come sta facendo attivamente la Sapienza, operando da ponte con le richieste del mercato del lavoro. Ma l'aiuto più importante può venire solo da voi stessi: dovete cercare di valorizzare al massimo le competenze speciali che sono in ciascuno di voi per trovare la "formula magica" - e non ce n'è una soltanto - che vi farà entrare in quella comunità di intelligenze cui è affidato il compito di pensare il nostro futuro. E' una prospettiva che rispetto al passato ha meno certezze - ma fermarsi ai rimpianti è inutile - e che premierà alcune qualità: determinazione, apertura verso gli altri, voglia di cambiare il mondo. E' un orizzonte pieno di rischi, certo, ma mi sembra anche estremamente coinvolgente, proprio perché sollecita la creatività e l'unicità di ciascuno di voi.
Per affrontare questa sfida avete un vantaggio: una grande università come la Sapienza può fare da catalizzatore di tutte le nuove energie che provengono dal bacino del Mediterraneo e tradurle in altrettanti fattori di crescita per l'Italia. Non si può raggiungere questo obiettivo imitando astratti modelli stranieri, magari di matrice anglosassone. All'opposto, bisogna partire innanzitutto dalla specificità di Roma come città "mondiale" ad altissima densità storica e da sempre luogo di intreccio di culture.
A sua volta, questa città ha necessità del vostro contributo di creatività e innovazione. Fate quindi sentire la vostra voce, la vostra proposta e, quando occorre, la vostra protesta. Cercate di tradurre le vostre idee e competenze in nuove iniziative sia in campo sociale che economico. E' questo il modo migliore per smentire i tanti e spesso interessati profeti del declino del nostro paese.
In questo orizzonte vi propongo di prendere in considerazione anche l'impegno nella politica e nelle istituzioni, che non sono un mondo "altro" da quello di tutti i giorni, ma la dimensione in cui si cerca di costruire una visione condivisa del bene comune a partire dalle aspirazioni e dalle passioni, ma anche dalle competenze e della conoscenze di ciascuno. Anche qui posso portarvi una testimonianza personale: ho deciso di impegnarmi in politica - io che la politica attiva non l'avevo mai fatta - proprio perché non potevo più rimanere indifferente rispetto alle troppe cose che non vanno nel nostro Paese. Con me lo hanno fatto tanti altri uomini e donne, che hanno presentato la propria candidatura pur non essendo politici di professione: in questa legislatura quasi i due terzi dei deputati sono di prima nomina (394 su 630). Sono molto alte anche le percentuali di giovani, fra gli eletti: 200 deputati hanno meno di quarant'anni. Inoltre è stato operato un sensibile miglioramento nel riequilibrio di genere. Rispetto alla precedente legislatura, le donne sono passate dal 21 al 31 per cento del totale: una percentuale ancora largamente insoddisfacente, ma che segnala una tendenza in forte crescita, che speriamo possa ulteriormente rafforzarsi.
Sono dati che dimostrano come il mondo delle istituzioni, dei partiti e dei movimenti politici stia diventando più aperto a coloro - giovani inclusi - che vogliano impegnarcisi, anche temporaneamente. Le prossime elezioni europee saranno un ulteriore banco di prova da questo punto di vista. Mi auguro che anche in questa occasione non facciate mancare il vostro contributo di partecipazione, in un paese che ha davvero grande bisogno di sprovincializzare il proprio dibattito politico e di trovare forme nuove di confronto sui grandi temi dell'età contemporanea: innovazione e crescita sostenibile, riduzione delle diseguaglianze, ricerca di fonti energetiche alternative, confronto con le altre aree del mondo e con i grandi movimenti migratori. Sono problemi enormi che nel nostro dibattito pubblico restano ancora marginali, o purtroppo vengono strumentalizzati. Problemi che un solo paese non può affrontare al di fuori di una prospettiva internazionale. Il processo di integrazione europea non decollerà davvero fino a quando non si formerà un demos sovranazionale costituito da cittadini critici, informati, cresciuti all'insegna dell'Erasmus e capaci di guardare al di là dei confini del proprio paese. Voi siete la prima e più preziosa componente di questo demos, di questo popolo europeo in via di formazione. Conosco la motivata apprensione con la quale vi state affacciando sul vostro futuro. Ma spero davvero che riusciate ad avvertire, oltre le difficoltà, anche un po' di orgoglio per il compito al quale la vostra generazione è chiamata. Dalla vostra riuscita dipende, in buona parte, la ripresa della nostra società. Anche per questo vi auguro i migliori successi."

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- 2013